Attacchi di panico, cosa sono?

Quando l’ansia raggiunge livelli elevati provoca attacchi di panico e si manifestano i seguenti sintomi: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, respiro corto, sensazione di soffocamento, brividi o vampate di calore, vertigini, sensazione di perdere l’equilibrio, sensazione di perdere il controllo, derealizzazione, cioè sensazione di irrealtà, depersonalizzazione, cioè distaccarsi da se stessi, nausea, disturbi addominali, paura o terrore che ci sia un pericolo imminente che minaccia la propria salute o la propria vita.

Nel corso della crisi di panico le fantasie che si accatastano nella mente sono tragicamente catastrofiche: si immagina che la vita stia per finire, che si stia perdendo il controllo di se stessi e della situazione.

Come si manifestano gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico possono manifestarsi in vari modi:  inaspettatamente, senza nessun fattore scatenante, come “un fulmine a ciel sereno” raggiunge l’apice caratterizzato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente, da un’urgenza ad allontanarsi dal contesto in cui ci si trova.

Ci sono attacchi che invece possono essere provocati da una situazione particolare, e si manifestano quando si presentano fattori scatenanti, oppure nell’attesa di questi. Per esempio, in una persona con fobia degli uccelli, l’attacco di panico arriva se entra in contatto con questi animali oppure immaginando di potersi trovare in una situazione di quel tipo.

Infine, vengono definiti attacchi di panico sensibili alla situazione, quegli attacchi che non si manifestano necessariamente associati allo stimolo né subito dopo l’esposizione.

Per esempio, se in una persona tendenzialmente gli attacchi si manifestano durante la guida in auto, può capitarle di guidare senza avere l’attacco di panico, oppure si manifesta dopo circa mezzora che è alla guida. Questo tipo di attacchi di panico si manifestano in particolare nel disturbo d’ansia generalizzato e nel disturbo post- traumatico da stress.  

Da dove arriva l’attacco di panico?

E’ la domanda che mi viene rivolta dalle persone che chiedono un consulto dopo un esito negativo delle indagini mediche sui sintomi e sono spaventate dal fatto che tali sintomi non vanno via, anzi aumentano!

Da qui la sensazione di aver perso il controllo sul proprio corpo e sulla propria vita e che ci sia una forza sconosciuta che all’improvviso giunge prepotente a terrorizzare.

In realtà tutta la serie di sintomi dolorosi attraverso cui si esprime la crisi, stanno ad avvertire, a segnalare che c’è qualcosa nella propria vita che non è più in equilibrio e che bisogna fare qualcosa per ripristinarlo. Quindi si può dire che l’attacco di panico arriva da dentro, da quella parte di sé che reclama attenzione e cambiamento.

Cosa fare?

Prima di tutto verificare che i sintomi avvertiti non siano legati ad una disfunzione fisica, facendo delle indagini mediche. Una volta accertato che non ci siano danni organici, un aiuto efficace arriva dalla psicoterapia: un altro modo di prendersi cura di sé attraverso la relazione e risvegliando le proprie capacità di autoguarigione.

Alla psicoterapia verbale si può anche associare quella di tipo corporeo, il rebirthing, per esempio, risulta utile ed efficace nel padroneggiare il respiro e le sensazioni fisiche, aiuta a prendere consapevolezza del corpo, dei segnali che esprime e aiuta a integrare le esperienze psichiche con quelle corporee, riportando in contatto e connessione due polarità che per natura sono interdipendenti ma che spesso nel disagio psichico sono distanti e scollegate.

La ricerca scientifica ha dimostrato che gli attacchi di panico possono anche essere affrontati con successo mediante la terapia EMDR, un approccio incentrato sulla stimolazione dei meccanismi di auto guarigione del paziente.